Studiare i dati per scrivere il futuro: nasce il Centro Studi Fipav Sicilia

Giovanni Bonaccorso, Responsabile Centro Studi Fipav Sicilia

«Per anni siamo stati condannati ad una sorta di purgatorio. Il nuovo corso di Fipav Sicilia vuole invece fondare il suo progetto sull’unione d’intenti, sulla volontà condivisa di fare, e di fare sempre di più. E, in quest’ottica, solo ciò che puoi misurare puoi migliorare davvero».

Eccolo, il manifesto concettuale da cui nasce (finalmente) il Centro Studi Fipav Sicilia: raccogliere dati, analizzarli, comprenderli. Per migliorare, per intervenire laddove necessario. Per focalizzare, con piglio scientifico, lo stato dell’arte da cui la pallavolo, nella nostra regione, deve ripartire.

La chiacchierata con il responsabile del Centro Studi Fipav Sicilia, Giovanni Bonaccorso, parte dalle motivazioni originarie che hanno, poi, prodotto la scelta di concretizzare un progetto di cui si parla da anni. E che, però, ha visto la luce solo qualche settimana fa.

«Il presidente Di Giacomo ha messo in atto ciò che aveva promesso di fare: crede fermamente sul confronto che si basa sui dati, sullo studio che ti permette di certificare la situazione in cui il nostro movimento si trova ad oggi, e quindi le caratteristiche “scientifiche” della pallavolo siciliana. E così è passato, in modo anche abbastanza celere, alla concretizzazione del percorso che ha sancito la nascita del Centro Studi Fipav Sicilia».

Che ha un obiettivo chiaro…

«Sì, decisamente. E anche molto ambizioso: fornire al movimento di base dati oggettivi da cui partire per avviare un processo di evoluzione e di miglioramento degli aspetti tecnici, tattici e fisici. Anche grazie al confronto costante con realtà nazionali più evolute, su questo fronte, della Sicilia».

Ambizioso, in effetti. Un’aspirazione di medio-lungo periodo, immaginiamo…

«Chiaramente è un obiettivo a lunga scadenza, perché va considerata la complessità del lavoro che ci attende. Ogni dettaglio sarà fondamentale, considerati i livelli di complessità del progetto. Ci aspetta un lavoro lungo, articolato, ma appassionante. Un progetto che evidenzia soprattutto un aspetto…».

Quale?

«Che il Comitato Regionale vuole investire nella qualificazione dei tecnici, e vuole farlo a debita distanza dai cosiddetti “giochi politici” che spesso hanno alimentato un visione di corto respiro, producendo progetti a breve-medio termine».

Il movimento come sta accogliendo questo nuovo percorso?

«C’è grande interesse ed entusiasmo. Del resto questo è un progetto di tutti. E infatti sarà fondamentale la sinergia con i Comitati Territoriali siciliani, che sono tutti rappresentati all’interno del Centro Studi. Ed ecco il punto: maggiore sarà la collaborazione, più alta sarà la ricaduta positiva sul territorio in tutta la sua articolazione. Guardando al progetto con questo sentimento, riusciremo, e ne sono certo, ad accrescere a dismisura la qualità dei tecnici siciliani, che spesso, ancora oggi, sono ingiustamente bistrattati».

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